di Joshua Foer, Dylan Thuras, Ella Morton
Editore: Mondadori
Collana: Arcobaleno
Pagine: 488 p., ill. , Rilegato
EAN: 9788804678724

Categorie: , Tag:

Descrizione

Globalizzazione: ciò che di più minaccioso porta con sé questa parola, entrata nel linguaggio comune a cavallo del nuovo millennio, ha a che fare con la geografia. E’ infatti curioso che il declino di una materia così nobile, che pian piano sta uscendo di scena da qualsiasi scuola di ordine e grado per consegnarsi a una piccola nicchia di specialisti, coincida con l’avvento di un mondo sempre più interconnesso e interdipendente. Un mondo disincantato, dal perimetro sempre più ristretto, che pensiamo ormai di conoscere per presa diretta.

Sorta sotto l’egida di aziende come McDonald’s e Nike, la globalizzazione è diventata via via parte integrante della nostra vita: non solo il nostro modo di mangiare o di vestirsi è sempre più uniforme e omologato, ma anche il nostro modo di comunicare, di interagire, di lavorare e di viaggiare appaiono pressoché identici. Oggi viaggiamo, come mai prima. Il paradosso è che maggiore è la nostra capacità di spostarci, minori le ragioni che dovrebbero spingerci a farlo: la scoperta di un Altrove, di luoghi altri e distanti da noi, dalla nostra quotidianità, dal nostro “way of life”, appare una possibilità sempre più remota, a malapena utilizzata – con qualche imbarazzo – dalle agenzie di viaggio per spingerci a mettere il naso fuori di casa.

Dobbiamo ammetterlo: mai come oggi la Terra è stata così piatta, da Oriente a Occidente. Mai come oggi appare una vera impresa riuscire a cogliere il “genius loci” delle mete verso le quali ci indirizziamo, e per farlo dobbiamo spesso visitare musei (anche a cielo aperto, come i centri storici delle città) che certificano la morte e il superamento dei mondi precedenti, con le loro specificità e contraddizioni. Se esistesse una guida ai luoghi più bizzarri e misteriosi al mondo, se esistesse ancora un libro capace di convincerci che sotto la cenere cova ancora bellezza, magia e diversità, non c’è dubbio: avrebbe un successo planetario.

atlas obscura italiano

Come quello, per esempio, riscosso da Atlas Obscura, che di luoghi bizzarri e misteriosi ne mette in fila 600. Nato da un popolarissimo sito web, Atlas Obscura è un compendio di prodigi naturali e architettonici, un atlante di quei luoghi capaci ancora di suscitare quella peculiare emozione che gli anglofoni chiamano “wanderlust” e che non si può tradurre in italiano se non con “vivo desiderio, voglia irrefrenabile di viaggiare”. O, forse sarebbe meglio dire, di perdersi.

Al pari di un affascinante catalogo di luoghi letterari, Atlas Obscura rinverdisce la tradizione degli atlanti compendiando mete che richiedono spesso, da parte nostra, un pizzico di coraggio: che si abbandoni la strada maestra, recuperando al viaggio non solo la dimensione avventurosa, ma  anche allegorica. Il pozzo a gradini in India che ricorda un’opera di Escher, le grotte delle lucciole in Nuova Zelanda, il gigantesco baobab in Sudafrica che ospita al suo interno un bar, la “festa del salto del neonato” in Spagna, tutto quanto è inaspettato, misterioso e nascosto è stato accuratamente catalogato in un originale volume illustrato e rilegato, curato da Joshua Foer (noto al grande pubblico come inventore e praticante di tecniche mnemoniche), Dylan Thuras, Ella Morton.

Dettagli tratti dall’edizione originale inglese

Il libro, in Italia, è edito da Mondadori. Grazie alle sue descrizioni accurate e avvincenti, a centinaia di fotografie, a grafici e mappe di ogni regione del mondo, è un oggetto da sfogliare golosamente, anzi “da aprire dove capita e leggere”, come suggeriscono i suoi stessi autori. E per chi non ama spostarsi al di fuori dei confini nazionali, nessun problema: l’edizione contiene una sezione ampliata, quella dedicata alle destinazioni italiane.